Un fenomeno migratorio: dalle Valli del Natisone alle miniere del Belgio.

Considerazioni odierne a seguito del trattato italo-belga

Martedì 24 settembre 2019, ore 18.00
Sala del Palazzo Mantica
Udine, via Manin 18

 

 

Oldino Cernoia dialoga con Ferruccio Clavora

Appena dopo la Seconda Guerra Mondiale l’emigrazione italiana verso il Belgio, in particolare verso le miniere di carbone, assume dimensioni consistenti, favorita anche dal Protocollo italo-belga firmato a Roma il 23 Giugno 1946 e aggiornato il 26 aprile 1947” per il trasferimento di 50.000 minatori italiani in Belgio” al ritmo di 2000 a settimana. In cambio il Governo belga si impegna a vendere mensilmente all'Italia un minimo di 2.500 t. di carbone ogni 1.000 minatori immigrati. Quell'accordo fu chiamato  “UOMO -CARBONE”. Il contratto prevede 5 anni di miniera, con l’obbligo tassativo, pena l’arresto, di farne almeno uno.
Nei comuni italiani iniziarono a comparire dei manifesti che informavano della possibilità di questo lavoro  ma, per quanto riguarda le mansioni effettive, diceva molto poco. Il viaggio in treno verso il Belgio durava tre giorni e tre notti. Non c’erano vagoni degni di tale nome, né servizi igienici. Arrivati a destinazione gli alloggiati si trovavano in ex campi di concentramento: baracche di legno, di lamiere ondulate, letti a castello, materassi di paglia e biancheria sudicia.
Tale reclutamento trovò nelle Valli del Natisone un esasperato richiamo e molti uomini sono partiti prima soli poi con la famiglia a cercare fortuna ma soprattutto a trovare il pane che nella loro terra d'origine non veniva garantito.