Napoleone Cozzi 1867-1916. Una scia luminosa e tricolore tra Trieste e le Alpi

Conferenza promossa dall'Università Popolare di Udine

Giovedì 31 gennaio 2019, ore 18.15
Sala Riunioni, Fondazione Friuli
Udine, Via Manin 15

Relatrice: Melania Lunazzi​
 

Napoleone Cozzi: arte e alpinismo.
(Trieste, 1867 - Monza, 1916). La scia tricolore di un friulano tra Trieste, l'Istria e le Dolomiti

Visse nella Trieste della Belle Epoque, quella di Svevo e di Joyce, dei caffè e dei teatri, dell’irredentismo. In uno scenario geografico a cavallo tra mare e montagna, tra Regno Asburgico e Regno d’Italia e in un momento storico di transizione tra il post Risorgimento e l’ingresso nel nuovo secolo, in pieno clima da Belle Epoque, periodo di relativa pace e prosperità. Quello di Napoleone Cozzi era già di per sé un nome che orientava un destino, ispirato idealmente dalle simpatie libertarie suscitate nel padre dalla memoria di Napoleone III come fautore dell’Unità d’Italia, all’indomani dell’annessione del 1866, pochi mesi prima che il figlio nascesse, del Friuli al Regno. Cozzi, figura riscoperta tredici anni fa attraverso ricerche sui pionieri dell’alpinismo in Friuli confluite in una mostra organizzata a Travesio (PN), si è rivelato essere un attivo e richiesto pittore - decoratore di caffè (come il Caffè San Marco di Trieste), teatri (come il Teatro Tartini di Pirano), villini privati e edifici pubblici tra Trieste, l’Istria e la Dalmazia. I suoi soffitti a tempera e ad affresco di ispirazione neotiepolesca e neorinascimentale, mutuati dal suo maestro Eugenio Scomparini e con qualche suggestione di stile secessioniosta, veicolavano iconografie e messaggi più o meno velatamente filo-italiani, sulla scia delle attese di una borghesia, di una classe di intellettuali (tra cui Giuseppe Caprin, Silvio Benco, Riccardo Zampieri) e di architetti (Tito Bullo, Giacomo Zammattio, Ludovico Braidotti) che puntavano all’affermazione della cultura italiana nei diversi settori del loro operato. Quindi la sua attività in quello scorcio di secolo e dei primi del Novecento riflette e rispecchia indirettamente il fermento culturale, sociale e patriottico della componente di cultura italiana che sentiva il bisogno di affermare i caratteri distintivi dell’italianità e dell’appartenenza di Trieste e delle terre istriane e dalmate al Regno d’Italia, e che aderiva ad un moderato socialismo umanitario rivolto all’elevazione delle classi più svantaggiate e meritevoli.
Cozzi era nato a Trieste da genitori friulani di umili origini: la famiglia proveniva infatti da Travesio (PN). Fu profondamente partecipe della vita triestina e membro di diverse associazioni filo- irredentiste in città: dall’Alpina delle Giulie, alla Lega Nazionale, alla Società Ginnastica Triestina. Forte alpinista, appartenente alla nascente categoria dei cosiddetti senza - guida, ha realizzato diversi taccuini di acquerelli che ne raccolgono l’esperienza sul campo tra le Alpi Friulane e le Dolomiti e che costituiscono una preziosa documentazione - più unica che rara - di come si scalava tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento.

 

Melania Lunazzi, storica dell’arte e giornalista freelance, scrive e racconta di arte, cultura e montagna. Collabora con il Messaggero Veneto, Radio RAI FVG ed è corrispondente dal Friuli Venezia Giulia per Il giornale dell’arte e Meridiani Montagne. Ha scritto guide, libri e saggi su Giambattista Tiepolo, il Cammino delle Pievi, le chiesette votive, i pionieri dell’alpinismo, il viaggiatore settecentesco Belsazar Hacquet e Napoleone Cozzi: a quest’ultimo ha dedicato due volumi e una mostra a Travesio nel 2007. Ha ricevuto riconoscimenti e premi in ambito  giornalistico e letterario, tra cui, nel luglio 2018, la prima edizione del Premio Sergio Maldini, sezione giornalismo di viaggio, con un articolo sulla traversata invernale delle Alpi di Walter Bonatti pubblicato su Meridiani Montagne.